Riassunto
Il dibattito sulle varietà resistenti – dette Piwi (Pilzwiderstandsfähige Rebsorten) – evidenzia una tensione fondamentale nella viticoltura italiana: il rapporto tra tradizione e sostenibilità. Le Piwi sono ottenute tramite incroci classici per combinare più meccanismi di resistenza contro funghi come la peronospora. La “piramidazione” di questi meccanismi riduce significativamente il rischio di rottura della resistenza.
Sebbene la normativa UE consenta l’inserimento nelle denominazioni, il Testo Unico del Vino (Legge 238/2016) ne permette l’uso solo nei vini IGT. Ciò limita la diffusione, nonostante l’autorizzazione regionale e circa 2.000 ettari coltivati, principalmente nel Nord-Est.
Consorzi come il Consorzio Prosecco DOC e il Consorzio Pinot Grigio delle Venezie esplorano l’integrazione nelle quote complementari tramite microvinificazioni e analisi sensoriali. Al contrario, il Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, con regole 100% Nebbiolo, esclude qualsiasi aggiunta e definisce l’identità come continuità storica.
L’esempio francese – introduzione di varietà resistenti a Bordeaux e Champagne – mostra un modello alternativo: prove di lungo periodo, superfici limitate e blend controllati. La domanda centrale resta se la sostenibilità possa essere integrata senza compromettere il valore semiotico ed economico delle denominazioni.
Il nostro commento
L’articolo presenta Piwi soprattutto come soluzione tecnica a problemi climatici e fitosanitari, sottovalutando il peso simbolico delle denominazioni. L’autenticità è socialmente costruita, non solo agronomica. Innovazione e tradizione sono meno opposte di quanto suggerito: esperimenti controllati offrono una via di mezzo razionale. Cambiamenti normativi senza consenso rischiano di essere controproducenti.
Informazioni sull'editore
WineNews è una testata italiana specializzata in vino, mercato e politica. Combina notizie e interessi di settore, adottando un approccio istituzionale. Il giornalismo investigativo è limitato a favore della copertura settoriale.